Un giorno a Sant’Anna, lungo la mulattiera

Manca circa un mese e mezzo al Seminario itinerante Avenza-Sant’Anna di Stazzema ed è quindi tempo di collaudare il percorso, per verificarne l’agibilità e misurare sul campo i tempi di percorrenza.

Ecco dunque un breve resoconto fotografico dell’ascesa compiuta il 30 marzo scorso, a partire da Valdicastello, lungo la mulattiera che sbuca in paese a Sant’Anna, all’altezza dei lavatoi.

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Mi sono unito a un gruppo messo insieme dalla sezione Anpi di Peretola (Firenze): in nove abbiamo raggiunto Sant’Anna a piedi mentre da Firenze arrivavano tre pullman carichi di ragazzi di una scuola fiorentina.

Il percorso inizia fra le ultime case del paese e si inoltra rapidamente nel bosco. Le tabelle del Cai dichiarano, come tempo di percorrenza, poco più di un’ora, ma noi ci metteremo di più, quasi due ore, sia perché abbiamo tenuto il passo lento, sia perché abbiamo un paio di soste per leggere qualche brano da “Un giorno qualsiasi”.

La mulattiera Valdicastello-Sant’Anna di Stazzema compare più volte nel libro. La percorrono Elena e Alberto per raggiungere il paese scelto dopo lo “sfollamento” e quindi la necessità di lasciare Fumetto. E’ la strada seguita da una delle quattro colonne tedesche salite a Sant’Anna per compiere l’eccidio; è la via che Alberto percorre più volte dopo la strage.

La pendenza fa sì che il percorso non sia una passeggiata da camminatori urbani, ma non ci sono passaggi difficili: in un paio di casi, a dire il vero, tocca scavalcare alberi  caduti due anni fa durante una tempesta di vento, ma tutti compiamo l’operazione senza particolari affanni.

QUI IL REPORTARGE RADIOFONICO SULLA CAMMINATA – DI FRANCESCA ReportageStazzema10.jpgMAGURNO PER RADIO CORA

Il tratto più ripido si presenta verso la fine del cammino, quando si rientra nel bosco, proprio sotto il paese, dopo avere percorso un breve tratto (poche decine di metri) lungo la strada asfaltata. Ma sono pochi metri e il traguardo è ormai in vista.

Nell’insieme è una camminata più che piacevole, quasi sempre al riparo delle piante (quindi ombreggiata) e spesso adiacente al torrente che corre a valle e che pare quasi, in certi momenti, un’installazione artistica, per il colore rosso ferro acceso, dovuto alla presenza di minerali nella roccia. Un piccolo spettacolo.

L’arrivo a Sant’Anna non delude: la primavera è bellissima e il clima tipico del paese – nel silenzio, nell’aura creata dalle vicende del ’44 – accoglie i camminatori, pronti a calarsi nella dimensione morale della storia.

Enrico Pieri, classe 1934, scampato alla strage nella quale perse l’intera famiglia, parla ai ragazzi dall’altare della chiesa e ogni sua parola, uno sprone a superare le logiche di guerre e di fedeltà all’ideale europeista, è ascoltata con attenzione e in silenzio dai ragazzi.

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